giovedì 24 giugno 2010

ai èd e drim

sognavo
che per un misterioso evento atmosferico i giocatori della nazionale italiana di calcio, mestamente ritornanti in patria, fossero costretti per incantamento ad atterrare nel piazzale dell'alfa di pomigliano (quindi dovrebbero essere in elicottero, ma tanto è un sogno).
è il momento del cambio turno, il più affollato possibile..

e succede l'inimmaginabile.

i motori sibilando si spengono. svelando il silenzio della folla, non più proletaria ma neanche tanto ben messa, che adesso li circonda, compatta.
la commozione è come gomma nell'aria.
gli atleti, grigioverdi in volto, vuotano il cocktail ed infilano la scaletta. i volti bassi per non incrociare le migliaia di occhi puntati addosso a loro come spilli. un paio di loro si cagano addosso.

il più simpatico ed il più cattivo aprono insieme quello che da lontano appare più come un corteo di fucilandi. mano nella mano pensano forse in sincrono che sarebbe stato meglio che al posto loro ci fosse stato l'acquaiolo e l'acnoso. loro avrebbero saputo cavarsela.

ancora silenzio. il calpestìo delle loro opulente scarpette è udibile fino alle ronzanti soglie delle infernali officine.
caldo, sudore e silenzio. da entrambe le parti.

finchè..

un urlo, da svariate file più indietro, li mitraglia. una voce grossa, tipo sopra il quintale. direi anche con la barba. all'inizio è incomprensibile. panico e sgomento segnano il volto degli uomini in tuta (quella fighetta). i tacchi d'istinto fanno per girarsi.
è un attimo. ma la voce guadagna presenza, prende contorni definiti. siete comunque i nostri ragazzi. forza azzurri!

un battere sincrono cadenzato, imponente, si scioglie in uno scroscio di applausi. unanime (di sicuro molto più del 62% applaude).

fu allora che, di quello strapagato manipolo, il primo capì.
il senso beffardo della gloria. loro hanno perso perchè hanno lavorato male. ma dopo due settimane sarebbero ritornati alle loro stimate e strapagate mansioni.
adesso fronteggiano alcuni tra i migliori esemplari della creduta (o voluta) estinta categoria dei lavoratori. donne e uomini che con il loro sudore mandano avanti uno stabilimento oscenamente congeniato. curvando alla necessità le loro orgogliose terga. ed ora sono sul punto di aver perso tutto. di perdere il posto. anche se non hanno mai sbagliato. loro.
e li investono del loro affetto. fraterna stima e riconoscenza.

e piano piano capirono anche gli altri.
se ci siano arrivati tutti, non è dato saperlo.

4 commenti:

  1. poi mi sveglio prima di sapere che cosa diavolo fanno, una volta che hanno capito.

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  2. credo potrebbero morire dalla vergogna.
    Ma è solo un sogno..

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  3. e così avrebbero potuto piangere vere lacrime… di sudore! :/

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  4. bellissimo, alessandro, complimenti.

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